Bonus psicologo: chi non corre a fare domanda rischia di restare fuori per anni dalla lista dei rimborsi | Stai buttando almeno 400€
Bonus psicologo (Pexels) - MtvPuglia
Il bonus psicologo viene rifinanziato fino al 2027 e nel 2025 garantisce un contributo fino a 50 euro a seduta: un sostegno prezioso per chi ha bisogno di intraprendere un percorso terapeutico, ma con un rischio concreto per chi arriva tardi e resta fuori dalle graduatorie per anni.
Il rifinanziamento del bonus conferma la volontà di sostenere l’accesso alle cure psicologiche, in un momento storico in cui stress, ansia e difficoltà emotive incidono profondamente sulla qualità della vita. L’intervento dell’INPS mantiene la struttura degli anni precedenti, ma punta a rendere l’aiuto più continuativo, evitando che la misura resti una parentesi emergenziale. La possibilità di ottenere fino a 50 euro per ogni seduta con un professionista iscritto all’albo permette a molti di iniziare o proseguire una terapia che altrimenti sarebbe economicamente difficile da sostenere.
Il limite, però, resta lo stesso: i fondi sono limitati e l’accesso avviene tramite graduatoria basata su requisiti economici. Chi presenta la domanda troppo tardi rischia di scivolare in fondo alla lista e di attendere mesi — o anche anni — prima di essere rimborsato. È un meccanismo che penalizza soprattutto chi vive situazioni delicate ma non ha la prontezza di seguire le scadenze o le comunicazioni ufficiali.
Come funziona il contributo e chi può richiederlo
Il bonus si rivolge a cittadini con ISEE basso o medio-basso, che possono presentare domanda all’INPS attraverso il portale dedicato. L’importo complessivo varia in base al valore dell’ISEE: si va da un contributo ridotto fino a un massimo che consente di coprire più sedute, con un tetto di 50 euro a incontro. Il cittadino, una volta ammesso, sceglie liberamente il professionista tra psicologi e psicoterapeuti aderenti, concordando il percorso e inviando la documentazione richiesta per ottenere il rimborso.
La durata pluriennale del rifinanziamento rappresenta una novità importante, perché garantisce continuità alla misura e permette di pianificare con maggiore sicurezza i percorsi terapeutici. Il bonus non sostituisce, però, i servizi pubblici: è un aiuto complementare che sostiene chi altrimenti rinuncerebbe a intraprendere un trattamento regolare per motivi economici.
Perché chi arriva tardi rischia di restare fuori per anni
Il problema principale è la rapidità con cui si esauriscono i fondi disponibili. In molti territori le domande superano di gran lunga le risorse, creando lunghe liste d’attesa. L’INPS assegna il bonus seguendo le graduatorie basate sull’ISEE: chi ha un valore più basso ha priorità, ma anche chi rientra nelle fasce intermedie può ottenere il contributo, purché la domanda sia presentata tempestivamente.
Chi ritarda, invece, finisce nella parte bassa della graduatoria e rischia di non accedere al beneficio per mesi o addirittura per l’intero anno, nonostante il rifinanziamento. Questo genera la falsa illusione di poter “entrare in corsa”, quando in realtà la finestra utile per rientrare nelle prime posizioni è molto stretta. Nel 2025, con un tetto fino a 50 euro a seduta e tre anni di fondi assicurati, il bonus psicologo diventa uno strumento di sostegno reale, ma solo per chi presenta la domanda in tempo.
