01/04/2015 – I Grandi Vini
Primo resoconto del grande il lavoro di promozione svolto dalMovimento Turismo del Vino Puglia. Ma del successo della Puglia torneremo presto a parlare… stay tuned! di Stefania AbbattistaAggirandosi lungo i corridoi delpadiglione 11durante ilVinitalyappena concluso, la sensazione c’era già.Che questa celebrata a Verona fosse per il vino pugliese “un’annata straordinaria”. La soddisfazione dei produttori, che hanno stretto mani, stappato tappi, mostrato sfumature di colore sotto i faretti dei propri stand, era palpabile: “quest’anno ci sembra sia arrivata gente in più, anche più dell’anno scorso”. Sensazioni, dicevamo. Ma delle sensazioni, direbbe qualcuno un po’ più cauto, in una piazza euforica come quella veronese, è bene non fidarsi troppo. La Puglia si sa, del resto, un po’ come ilSusumaniello, tenero vitigno-somarello autoctono che si carica oltremodo di grappoli nei primi 10 anni di vita, è abituata storicamente a lavorare tanto, a raccogliere i frutti della terra e della fatica che arrossa i volti, e a regalarla. Più a nord, dove “se la sanno vendere meglio”.Sensazioni, dicevamo. Poi sono arrivati i numeri, e i dubbi sono spariti. I dati ufficiali parlano di oltre50mila visitatorinel padiglione: un numero superiore alle aspettative, addirittura raddoppiato rispetto a qualche anno fa.Grande il lavoro di promozione svolto dalMovimento Turismo del Vino Puglia, che ha saputo creare occasioni di incontro e scambio tra aziende e buyer (“Taste & Buy”), aziende e giornalisti (“Taste Press & Blog”); degne di nota poi le proposte gastronomiche di Puglia Expo: preparazioni interessanti sono arrivate dalla squadra di giovani chef, in abbinamento ai vini dei118 produttori presenti.DiVincenzo Eliaricorderemo a lungo lo sformato di zucchine e baccalà insieme alGreco 2014 di Botromagno: terra e mare del piatto che richiamano un bell’erbaceo, la menta, l’erba fresca appena tagliata e il fieno. C’è invece tutto il profumo del mare, deciso e scenograficamente servito in un vasetto bollente, nel pescato della riserva di Torre Guaceto, vicino Brindisi. Bellissimo il gioco di contrasti conErbaceo, il blend di Greco e Fiano Minutolo firmatoColli della Murgia.Le proposte dolci sono due, entrambe sembrano deliziosamente costruite attorno al Primitivo Dolce Naturale 2012Madrigale, dellaCantina Produttori Vini Manduria: i fichi secchi di San Michele, ripieni con la mandorla, e ilBiscotto di Ceglie, Presidio Slow Food. Potremmo definirlo un po’ la quintessenza della pasticceria secca pugliese:pasta di mandorla e marmellata, senza farina. Un’alternativa meno convenzionale al Primitivo Dolce, grande classico di queste terre, è rappresentata dalPass-odi Menhir, dove è ancora l’aromatico Fiano Minutolo a farla da padrone. Una vendemmia leggermente tardiva che lascia spazio a grande finezza, a una bella nota esotica di ananas, frutto della passione, citronella e bergamotto. Due proposte per il fine pasto: la prima consueta e golosa, la seconda fresca e sorprendente.Una riflessione: che la cucina pugliese sia ormai in auge, con la sua celebrazione sacrosanta della materia prima trattata col rispetto dovuto, ormai non è più cosa nuova. Che dal tacco d’Italia possano arrivare però anchegrandi bianchi, che hanno alzato davvero l’asticella della qualità per questa tipologia made in Sud, è cosa meno nota. E invece anche a questo è servito il nostro piccolo tour durante Vinitaly: a scoprire – dallaMurgia di Gravinaal Salento diMinervino di Lecce, quante belle declinazioni in bianco può dare la Puglia assolata.fonte:www.igrandivini.com
