04/03/2013 – Italia a Tavola.net
Ocm vino e limiti alla produttività La “Vendemmia verde” fa discutere.di Fabio BaccinIn questi giorni la Federazione italiana vignaioli indipendenti è impegnata sul fronte della programmazione della prossima Ocm vino per l’Italia: 336 milioni di euro che saranno distribuiti su diversi capitoli. Uno di questi è quello della “Vendemmia Verde”, contestata soprattutto per l’utilizzo di sostanze chimiche nei vigneti.Nei lavori in corso al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali per giungere ai decreti di programmazione dei finanziamenti legati all’Ocm vino per il periodo 2014-2018, si discute anche di finanziamenti alla “Vendemmia Verde” per le prossime campagne. Fivi, la Federazione italiana vignaioli indipendenti, ha contestato la proposta avanzata da alcune Regioni di procedere a finanziare la Vendemmia Verde e soprattutto di potersi avvalere di sostanze chimiche da spruzzare in vigneto per far avvizzire i grappoli direttamente sulle viti. Né l’Europa, né il Ministero avevano proposto tale modalità in applicazione della misura n° 102 del Regolamento Comunitario 1234/2007 a sostegno del settore vitivinicolo.Per “Vendemmia Verde” si intende la distruzione o eliminazione totale dei grappoli non ancora giunti a maturazione, riducendo a zero la resa del vigneto. L’obiettivo di tale misura (inserita nel Pns-vino previsto dalla Ocm 2013-18) è quello di mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta, diminuendo la produzione vitivinicola e privilegiando le produzioni di vini di qualità che hanno maggiore capacità di penetrazione nei mercati e maggiore ritorno economico.La Fivi ritiene che, alla luce del grande calo di produzione registrato nella vendemmia 2012 (il più significativo da alcune decine d’anni), si ponga la questione dell’utilità di una simile misura (che ovviamente sottrae risorse altrimenti destinabili ad altri capitoli, come la ristrutturazione di vigneti o gli investimenti produttivi e commerciali). Ma se la misura può essere di sostegno, in determinate aree e determinati contesti, è giusto venga attuata tramite pratiche manuali o meccaniche, e assolutamente non si debba procedere per via chimica. Il risultato certo di una simile pratica, infatti, sarebbe un ulteriore inquinamento dei suoli e delle piante stesse. Risulterebbe peraltro paradossale diffondere nell’ambiente molecole atte a distruggere ciò che molto probabilmente si è fatto crescere in precedenza con l’uso di altri agenti chimici.La Fivi evidenzia che queste richieste di “Vendemmia Verde chimica” indicano una programmazione regionale delle aree vitate non ottimale e il rischio di possibili danni ambientali. I vignaioli Fivi, che mantengono rapporti con le autorità territoriali, sono impegnati in ogni contesto in cui operano a chiedere con fermezza che si desista da scelte incomprensibili, lesive della reputazione dell’agricoltura e della viticoltura e meno che mai lungimiranti.
