Articolo 62 Pro e Contro – Corriere Vinicolo
I malumori della Puglia.Gli effetti positivi? un grosso punto interrogativo.Acque agitate per l’entrata in vigore dell’art. 62, che si teme possa sconvolgere – e non in positivo – gli equilibri del comparto. Se il settore che dovrebbe soffrire di meno è proprio quello legato al commercio attraverso i canali della Gdo, maggiori sono le preoccupazioni nel canale Ho.re.ca.E’ vissuto con una certa preoccupazione e qualche esplicito contrasto l’avvento dell’art. 62 in Puglia, regione in cui forse più che in ogni altra parte d’Italia convivono le mille anime del commercio vinicolo: vivaci scambi locali, movimenti di grandi masse di sfuso, forti rapporti con la Gdo, un fiorente sottobosco di piccole aziende, un’immagine emergente, un nutrito blocco di imprese strutturate, qualche gigante produttivo, grandi volumi di uva. Tutti elementi che per lungo tempo hanno convissuto in una sorta di equilibrio instabile, la cui precarietà era, grazie alla sua elasticità, anche garanzia di gestibilità. Uno status quo che ora rischia di incrinarsi se costretto a inserirsi in un quadro normativo rigido come quello imposto dall’art. 62.Se la Gdo tenta di riassorbire le perdite…Sebbene finora sussurrati solo a mezza bocca, i primi effetti di medio termine si cominciano del resto a vedere. O meglio, a sapere. Si parla con insistenza, ad esempio, di possibili tensioni sui prezzi delle uve determinati da un uso finale del prodotto diverso (non più produzione di vino, ma di succo d’uva per le grandi catene destinato al mercatointernazionale), di ribassi delle quotazioni per l’interruzione o la riduzione della possibilità di forniture di vino fuori regione e di tutta una serie di altre conseguenze sulla quali, per ovvie ragioni, nessuno per ora si sbilancia. Anche se i malumori emergono con chiarezza. “Mi sembra veramente complesso dare un giudizio dell’art. 62 , al di là delle solite chiacchiere che iniziano a circolare e dei vari spauracchi minacciati da diversi operatori commerciali da sempre interessati esclusivamente ai propri tornaconti”, diceGianfelice d’Alfonso del Sordo, titolare delle omonime cantine di San Severo (Fg). “In un difficile momento economico come l’attuale, l’art. 62 rischia infatti di creare spaccature all’interno dello stesso mondo produttivo. E questo alla fine potrebbe essere il peggiore degli effetti di questa norma”. Il produttore foggiano si riferisce ai contrasti sorti nell’ambito delle stesse associazioni di categoria pugliesi, ove si stanno creando fronti a favore e fronti contrari, “che non aiutano il dialogo, già difficile, fra le forze produttive: e la fonte di queste preoccupazioni è certamente il comportamento monopolista della Gdo, abituata da sempre a dettare regole alla produzione e già pronta a chiederci ulteriori sforzi economici, nel senso di abbassamento dei prezzi, solo perché costretta dalla legge a rispettare i termini di pagamento”.La legge dovrebbe essere uguale per tuttiFonte di non minori risentimenti e proteste, in Puglia non diversamente che in altre parti d’Italia, anche l’esenzione dagli obblighi prevista per le cooperative, una norma di cui i viticoltori pugliesi reclamano la revisione nel nome della parità di trattamento: “Si tratta – precisa d’Alfonso del Sordo – di una regola profondamente iniqua nei confronti degli imprenditori privati, che saranno costretti a pagare le uve in un massimo di 60 gg. Con un aggravio finanziario notevole che, sicuramente, renderà meno vantaggiosi in termini di prezzo i loro prodotti. In definitiva –conclude – al momento noi produttori tendiamo a percepire l’entrata in vigore dell’art. 62 essenzialmente come un inutile aggravio di burocratizzazione. Speriamo solo di poter cambiare idea in futuro”.Chi invece un’idea del tutto negativa sulla nuova controversa normativa ce l’ha già, e non lo manda a dire, èMimmo Varvaglione, dellaVigne&Vini di Leporano(Ta): “Penso che l’art. 62 applicato al prodotto-vino sia solo un ulteriore attacco all’iniziativa privata e al libero commercio. In via di principio potrei anche essere d’accordo, ma la legge deve essere uguale per tutti. Tutte le agevolazioni comunitarie sono a favore delle cooperative, che non pagano le tasse, non versano l’Iva e a favore delle quali va ogni provvedimento, compreso l’art. 62”. Acque agitate, insomma. Anche se non tutti si limitano a protestare e molti cercano comunque di prevenire o attenuare gli effetti della discussa normativa. In apparenza, dicono molti dei produttori pugliesi, il settore che dovrebbe soffrire di meno dall’entrata in vigore dell’art. 62 è proprio quello legato al commercio del vino attuato attraverso i canali della Gdo, unsettore in cui le forme contrattuali scritte sono già abituali. E in cui il vero, grande rischio, come sottolineato sopra da d’Alfonso del Sordo, è che la grande distribuzione organizzata tenti di riassorbire le perdite dovute alla riduzione ex lege dei termini di pagamento richiedendo sconto capaci di annullare i benefici derivanti ai produttori dalla maggiore sollecitudine degli incassi.Difficile prevedere le dinamiche nell’Ho.re.ca.Il discorso appare però diverso e più complesso se si prende in esame un altro dei principali canali di smercio del vino pugliese, il canale Ho.re.ca., che spesso rappresenta gran parte del fatturato di molte aziende di media e grande dimensione impegnate sulle produzioni di qualità.“Siamo in effetti fortemente preoccupati per le prospettive che si stanno aprendo con l’entrata in vigore delle nuove norme”, diceMarco de Corato, con il fratello maggiore Sebastiano alla guida dellaRiveradi Andria (Ba).“Temiamo pesanti ripercussioni dal punto di vista delle dinamiche commerciali. Il canale Ho.re.ca, infatti, è caratterizzato da operatori mediamente meno professionali e strutturati, con minore capacità di gestione e di credito, spesso aziende individuali e famigliari. In tale contesto, l’applicazione della legge e le conseguenze sul mercato sono difficilmente prevedibili e vi è grande incertezza”.Prassi e nuove normeLa casistica dei disallineamenti tra prassi consolidate e nuove norme è già vasta e l’esperienza quotidiana la arricchisce ogni giorno. Per quanto riguarda l’obbligo della forma scritta, in moltissimi casi gli ordini arrivano alle aziende dagli agenti e nella maggior parte dei casi non sono firmati dai clienti, ai quali spesso, peraltro, un po’ per abitudine e un po’ per forma mentis, non piace “firmare” qualcosa o prendere impegni per iscritto. L’art. 62 prevede inoltre che la fattura, se rispetta una certa forma, possa essere considerata un contratto scritto: ma è comunque necessario esibire una prova di ricezione o di accettazione della stessa e per il venditore non è facile avere la collaborazione del cliente in tal senso: “Pensiamo ad esempio – aggiunge de Corato – che ancora pochi operatori sono dotati di PEC, sebbene obbligatoria per legge, e che magari chi firma il D.d.t. per l’accettazione della merce spesso non è il cliente o il titolare, ma un suo dipendente, privo di formali poteri legali. La conseguenza?Se l’applicazione e le sanzioni dovessero essere rigide, invece che beneficiare della nuova legge noi produttori di vino rischieremmo di subirne conseguenze negative per effetto della nullità dei contratti, che a sua volta potrebbe minare il recupero di crediti incagliati. Come azienda Rivera abbiamo già predisposto nuove procedure interne e l’adeguamento dei documenti alle prescrizioni di legge, ma affinché diventi effettivo il rispetto della legge è necessaria la collaborazione del cliente”.Il rischio di un effetto boomerangSecondo gran parte dei produttori pugliesi, tuttavia, la disposizione che più crea incertezza è quella relativa al pagamento a 60 gg.: che potrebbe sì essere considerata una sorta di manna dal cielo per chi oggi, cioè quasi tutti, ha tempi medi di incasso ben superiori ai 150 gg, ma che in realtà potrebbe trasformarsi anche in un boomerang. “Con il termine di pagamento a 60 gg infatti – precisa Marco de Corato – sicuramente si ridurrà il volume degli ordinativi medi dei clienti, con conseguente maggior lavoro sia per gli agenti, destinati a passare più volte a prendere l’ordine ed eventualmente a incassare le fatture, sia per le aziende, che dovranno caricare un numero maggiore di ordini, subendo un maggior rischio-credito, giacché recuperare ordini di importo basso è più difficile, perché i costi incidono in maniera eccessiva, un maggior costo della logistica e una maggiore difficoltà a finanziarsi attraverso l’‘anticipo commerciale’ per l’importo troppo modesto delle fatture”. Da parte dei produttori si teme poi, in aggiunta, che i distributori locali acquisiscano sempre maggiore forza, in quanto inpresenza di un termine di pagamento a 60 gg, i clienti Ho.re.ca. potrebbero preferire non comprare il prodotto direttamente dalle aziende produttrici, ma dalle enoteche distributrici locali, in quantità minime. “In conclusione – afferma de Corato – è probabile che si verifichi in effetti uno sconvolgimento degli attuali equilibri del comparto, ma non è detto che ciò avvenga, come si crede, nel senso di una più sana concorrenza. Al momento, per noi produttori, l’unica certezza portata dall’art. 62 sono i maggiori costi. Mentre gli effetti positivi rimangono per ora un grosso punto interrogativo”.
