L’intervento di Dario Stefàno al IWINETC di Perugia.

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Non vi sembri strano né retorico, ma vorrei iniziare con una domanda, la stessa che in tanti mi hanno posto in questi anni di mandato assessorile e di coordinatore della Commissione Politiche agricole : “Si può coniugare agricoltura e modernità?” Si deve: questa la mia risposta. Tanto più in un Paese come l’Italia, il cui dna – economico, sociale e culturale – è intimamente legato al settore primario. C’è da chiedersi, piuttosto – aggiungo di solito io: “Sarebbe forse oggi lo stesso Paese, con tutte le straordinarie differenze territoriali da regione a regione, se non ci fossero stati per millenni abili e sapienti agricoltori quali attenti custodi del nostro meraviglioso territorio, unico per patrimonio di biodiversità, paesaggi e colture? L’appeal del brand Italia sarebbe lo stesso senza la ricchezza del patrimonio ambientale e rurale che ci consegna l’impegno millenario dei nostri agricoltori? E la nostra enogastronomia, così conosciuta e apprezzata, sarebbe la stessa se non ci fossero gli ingredienti semplici ma speciali che una millenaria tradizione e sapienza produttiva ci consegna oggi?” Dico questo perché le comunità regionali, sono nate, si sono strutturate e sono cresciute intorno al comparto chiave dell’economia nazionale.E, consentitemi di citare l’esperienza della mia regione, proprio in forza di questa traccia identitaria in Puglia, abbiamo voluto declinare anche nella esperienza di Governo regionale l’imperativo, anche di natura etica, di tutelare questo scrigno di saperi e sapori che è l’agroalimentare pugliese, di difenderlo dalle avversità dell’era globale e di valorizzarlo guardando al futuro e pensando ai nostri figli. In una parola, abbiamo finalmente avvertito la responsabilità politica, ma anche l’obbligo nei confronti delle nuove generazioni, di interpretare in chiave moderna la tradizione millenaria che ci appartiene, per correggerne gli errori e valorizzarne le potenzialità. Come governo regionale abbiamo fatto una scelta di campo ben precisa: abbiamo posizionato l’agricoltura al centro di un nuovo modello di sviluppo. Un modello capace di riavvicinare i giovani ad un tema che per troppi lunghi anni è stato relegato, ingiustamente e immeritatamente, a ruolo di Cenerentola del sistema economico e produttivo. Un tema, l’Agricoltura, che troppo a lungo abbiamo vissuto come fosse quasi un fardello ereditario scomodo da governare, quasi una zavorra rispetto alle esigenze di modernizzazione. Abbiamo, dunque, voluto disegnare un nuovo modello di sviluppo che potesse recuperare competitività al nostro sistema di imprese agricole, rendendole sempre più adeguate al confronto con un mondo in continua evoluzione. Un modello di sviluppo, in grado di ridare nuova vita agli ambienti rurali, ai paesaggi, ai borghi agricoli, e renderli attrattivi. Il presupposto principale che ci ha spinto e che deve continuare ancora a motivare le nostre azioni è quello di riappropriarci di questo nostro tratto identitario, recuperando l’orgoglio di essere una regione agricola e la capacità di esprimere “agri – cultura”. Una cultura agricola, cioè, che non è solo processo produttivo ma anche storia di un territorio, valore alimentare, dieta mediterranea, patrimonio rurale e di biodiversità esclusivo, componente enogastronomica. L’agricoltura, lo si è visto, è il perno fondamentale su cui la Puglia, il Mezzogiorno ma direi l’intero Paese possono guardare al futuro: nell’ultimo triennio in uno scenario quasi recessivo, il sistema Italia ha tenuto in termini di PIL e di incremento di export proprio grazie al comparto agricolo. Dove, l’elemento di crescita, è stato l’export dei vini. Altro fatto significativo che merita di essere evidenziato: l’agricoltura è diventata leva attrattiva per qualificare e rendere esclusiva l’offerta turistica, che rimane l’industria principale del sistema Italia. Tutto questo si ritrova nella nostra strategia regionale che nella sua attuazione ha trovato facile sponda nel comparto vitivinicolo pugliese, fiore all’occhiello del nostro sistema produttivo, perché ha puntato sulla qualità e ha realizzato una filiera tutta regionale, investendo in innovazione ma nel contempo valorizzando la tradizione. E i risultati sono arrivati. Affrontiamo, infatti, il nuovo anno con la soddisfazione dei tanti riconoscimenti ricevuti dalle nostre produzioni enologiche nel 2011 sia livello nazionale ed internazionale, contribuendo alla affermazione del brand “Puglia”, simbolo ormai in tutto il mondo di gusto e qualità. Voglio ricordare, consentitemi una punta di orgoglio, il risultato che vale la pena sottolineare “storico”, che premia i produttori ma anche le politiche di sviluppo regionali, che rappresenta una sorta di riscossa del Primitivo, vitigno autoctono di diverse zone della Puglia, sin qui spesso e superficialmente considerato poco “nobile”, più adatto per le sue caratteristiche ad essere “vino da taglio”. Ebbene, i nostri produttori hanno saputo infrangere questo tabù: il miglior vino d’Italia è proprio un primitivo pugliese, eletto ex aequo insieme ad un toscano, da tutte le principali guide di settore per il 2012. Non solo, sempre un primitivo è entrato per la prima volta nella Top 100 di Wine Spetactor, che tutti noi sappiamo bene essere la Bibbia dell’enologia mondiale. Due risultati straordinari, merito dei nostri produttori che hanno tenuto duro, hanno insistito caparbiamente nella valorizzazione di un vitigno autoctono che rappresenta una delle nostre tracce identitarie più antiche, una delle nostre radici più autentiche. Grazie a questo lavoro, che negli ultimi decenni ha saputo valorizzare i nostri vitigni più tipici – Primitivo, Negroamaro e Nero di Troia, i più noti – ma anche alla innovazione dei processi di vinificazione (penso alle ormai tanto apprezzate bollicine pugliesi) che oggi la Puglia finalmente può competere, senza complessi di inferiorità, con i grandi vini del mondo. Ma affrontiamo questo nuovo anno, che porta con sè altre ed impegnative sfide, con la forza anche di alcune cifre e di alcuni appuntamenti assai rappresentativi. Rispetto alle cifre, sono 2 quelle che vorrei citare perché significative del percorso sin qui compiuto ma anche della strada che ci attende: la prima, il + 16,2% delle esportazioni nei primi 9 mesi del 2011, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nella categoria dove eccelle la perfomance dei nostro vini di qualità. Un risultato simbolo della Puglia caparbia, che si ostina ad investire in percorsi di crescita nonostante la congiuntura negativa. La seconda cifra si riferisce ad un’altro traguardo del 2011: abbiamo superato il valore del 40% della nostra produzione primaria destinata a vinificazione di qualità (DOC e IGT). Significa che proseguiamo a grandi passi verso il traguardo del 50% che ci siamo dati per il 2015. Non a caso ho citato questo nostro traguardo regionale, un obiettivo raggiunto che traduce l’ambizione del nostro comparto, ma questo vale per tutto il sistema vitivinicolo italiano, a fare della qualità l’unica cifra con cui modulare una produzione enologica che trova nel suo legame con il territorio, con i vitigni autoctoni, con la storia delle sue genti la ragione della sua identità e la radice del suo fascino e del suo gusto. Rispetto agli eventi, invece, sono due gli appuntamenti di grande prestigio che ci accompagneranno nel 2012. Il primo è quello con l’apertura di Eataly a Bari, una scelta che riconosce alla Puglia la leadership tra tutte le Regioni del Mezzogiorno d’Italia, e consacra la nostra tradizione di produttori ed il nostro brand a riferimento delle produzioni agroalimentari di qualità. Il secondo, evento, è l’organizzazione del 1^ concorso nazionale dei vini rosati che realizzeremo in Puglia nel prossimo aprile. Una iniziativa di altissimo profilo che non ha precedenti nella storia dei concorsi nazionali dedicati alla enologia di qualità e che per noi rappresenta un tassello di una più ampia strategia di sostegno alla viticoltura di qualità, che ora entra nella fase della valorizzazione di una tipologia enoica che appartiene al dna produttivo, culturale e sociale non solo della Puglia ma di tutto il Paese. Una strategia che, per quanto ci riguarda, inizia qualche anno fa, quando in veste allora di Presidente della Commissione Sviluppo economico della Regione Puglia, volli strenuamente difendere una nostra specifica tradizione e tecnica produttiva da una iniziativa comunitaria orientata a consentire la miscela di rossi e bianchi per la produzione del vino rosato. Sicuramente sono in tanti a ricordarlo in questa sala. Non poteva esserci mostruosità peggiore per una regione come la Puglia, per la sua storia e la sua vocazione produttiva, ma anche per un Paese come l’Italia così ricca di territori noti per gli eccellenti rosati ricercati ed apprezzati in tutto il mondo. Sono certo che il Concorso nazionale contribuirà ad irrobustire l’immagine dei produttori e dei vini pugliesi ed italiani nel mondo. Tornando alla esperienza della mia regione, mi piace sempre sottolineare che il vino oggi è, senza dubbio, il più autentico ambasciatore della Puglia nel mondo, poiché capace di raccontare meglio di altri prodotti la storia, la cultura, i saperi de nostri territori. Ed è un racconto che affascina, attrae, spinge sempre più enoturisti a venire in Puglia a scoprire la magia e la bellezza dei nostri luoghi. E questo, lasciatemelo dire, anche grazie alla grande competenza, professionalità e passione del Movimento Turismo del Vino, che in un rapporto di stretta collaborazione ormai è uno dei nostri principali partner in una sfida che si rinnova di anno in anno. Tante le iniziative curate dal MTV che, hanno consentito una crescita culturale degli stessi pugliesi rispetto al tema enologico. Oggi registriamo in giro per la Puglia un approccio generale di maggiore attenzione e cura rispetto al nostro patrimonio enoico. E questo ci ha aiutato. Una sfida, insomma, che abbiamo già in parte vinto, e che ha reso parallelamente l’eno-turismo una realtà affermata, un segmento strategicamente importante della nostra offerta turistica regionale, oltreché uno spicchio importante della economia delle nostre cantine. Sono numeri importanti, ormai, quelli che l’enoturismo è capace di esprimere in una Puglia più consapevole delle sue potenzialità. Un approccio nuovo che sa riconoscere come, proprio lo stretto rapporto tra produzioni e luoghi, tra etichette e destinazioni, fra vitigni e territori, sia la carta vincente dell’ enoturismo, leva fondamentale per l’affermazione di un brand territoriale che per quanto ci riguarda è già sinonimo in tutto il mondo di gusto e qualità, ma anche di sicurezza. Un brand Puglia, rispetto al quale il vino esprime grande protagonismo con tutto ciò che è capace di evocare, in termini di gusto, di emozioni, di sensazioni, di fascinazioni, di paesaggi, di storia, di storie, di genti e di comunità. E questo rappresenta la forza suggestiva e trainante di un Made in Italy che tutti ci invidiano e che le Regioni sono impegnate a tutelare e valorizzare. Dario StefànoAssessore alle Risorse agroalimentari – Regione PugliaCoordinatore Commissione Politiche agricole nazionale